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Destino infame, quello del Vin Santo prodotto in Toscana: considerato un semplice accompagnamento ai biscotti, non e mai riuscito a far capire al mondo dei consumatori la grandezza della sua esistenza. Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) e un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.
E interessante quanto dice Cosimo Villifranchi (con la i) a proposito dell’origine del Vino Santo, che secondo lui sarebbe veronese. VIN Number Plate Driver's Side Door Frame The VIN Is Located Throughout The Vehicle The most often used location for this number is just above the bottom edge of the drivers side of the windshield. As odd as it may sound, if you make a habit of leaving your car keys laying around in plain site, there is a good chance someone will take them and steal your car. Leave Without Understanding the VIN Number On Your Motorhome, You Won't Really Know What Have.
Magari copiarlo nell’abbinamento non sarebbe male, spostarlo ad inizio pasto, renderlo versatile, sarebbe la maniera giusta per valorizzarlo.
L’immagine del Vin Santo si sposa da sempre con quella della Toscana, espressione reale di un territorio e di un vero e proprio modo di essere. E’ il vino della tradizione rurale, prezioso ed immancabile nelle dispense di casa, fedele compagno per ogni occasione di festa e convivialita. E, nonostante una popolazione intera leghi parte della propria storia a questa bevanda, ben poco, nella realta dei fatti, si conosce circa le sue vere origini.
Quel che e certo e che il Vin Santo non puo essere considerato una “creazione” esclusiva toscana, non mancando, infatti nel panorama enologico trentino, marchigiano, piacentino ed anche umbro, prodotti che, talvolta con nomi differenti, sono ottenuti con metodi di vinificazione molto simili.
Altrettanto chiaro e come, proprio in Toscana, il Vin Santo abbia trovato un terreno estremamente fertile per il suo progressivo radicamento negli usi alimentari e culturali locali.


Elementi questi che, uniti a condizioni climatiche e tecniche di lavorazione ottimali, hanno nel tempo contribuito alla nascita di un connubio assolutamente unico, per certi versi irripetibile al di fuori dei confini regionali.
E’ cio che pensa anche uno dei massimi esperti del Vin Santo toscano, l’enologo Giacomo Tachis ed e a lui, non a caso, che si deve un’attenta ricerca delle tradizioni e delle storie legate al prodotto. Il tentativo di fornire una ricostruzione storica il piu possibile fedele alla realta dei fatti, porta poi spesso a sfatare luoghi comuni dell’immaginario collettivo.
Ed e quanto accade, almeno in parte, anche per il Vin Santo, diffusosi ai medievali albori delle sue origini non nelle desolate cantine dei ceti meno abbienti, bensi in quelle dei ricchi signori del tempo.
La lavorazione delle uve per ottenere vini dolci e dai profumi intensi, operazione estremamente onerosa per l’epoca, nasce infatti dall’esigenza di soddisfare una vera e propria moda delle classi piu agiate, desiderose di prodotti esclusivi che ben si distinguessero dai popolari vini garbi, come erano chiamati nei testi cinque-seicenteschi i vini asciutti e di diffusione popolare. Un vino davvero unico insomma, la cui fama e diffusione sono il frutto dell’incontro fra tecniche produttive di origine signorile ed un consenso popolare cresciuto nel tempo.
Ed una storia tanto affascinante doveva per forza riservare anche qualche alone misterioso, come quello che aleggia intorno alla reale origine del nome Vin Santo. Nonostante secoli di acclarata diffusione, e infatti solo nella Oenologia Toscana di Cosimo Villafranchi, datata 1773, in cui per la prima volta si ha menzione del Vin Santo in un documento ufficiale. L’appellativo di “santo” per questa particolare tipologia di vino e, secondo alcuni, ricollegabile all’uso che ne veniva fatto durante le celebrazioni ecclesiastiche, elemento che ne diffuse la nomea di “vino dei preti”. Per altri il nome puo essere fatto derivare dal momento di vinificazione vera e propria, che in alcune zone coincide con la festa dei Santi di Novembre, mentre c’e invece chi lo giustifica facendo riferimento alla Settimana Santa di marzo, periodo dell’anno in cui ha spesso termine l’appassimento dei grappoli o, in altri casi ancora, avviene l’imbottigliamento del prodotto finito. La storia, riportata da alcuni libri, che darebbe origine al nome durante il Concilio Ecumenico della Chiesa Romana e Greca, nel quale un vino fatto assaggiare al padre greco Bessarione fu battezzato “Xantos” per la sua similitudine ad un vino greco, sembra del tutto inventata se si guarda alla cronologia delle date nel quale il nome viene utilizzato nei documenti ufficiali. Dato uno sguardo al passato, diventa importante invece capire oggi il ruolo del Vin Santo nell’enologia moderna.Un primo passo essenziale e stato quello di aver eliminato il nome “Vin Santo” ai quei prodotti liquorosi, nati dall’unione di vino bianco, caramello ed aromi artificiali che niente avevano a che vedere con il prodotto originale.


Questo rappresenta pero solo l’inizio di una politica di comunicazione che lascia perples: molti dei consumatori posti al di fuori dei confini nazionali. L’equazione del Vin Santo=biscotti da inzuppare e ancora molto diffusa: basti vedere i menu delle piu classiche trattorie toscane. Questo non aiuta certo il prodotto a posizionarsi fra i grandi vini dolci mondiali, avendone il consumatore un’immagine distorta.
Come si e avuto modo di affermare, spetta senza ombra dubbio alla Toscana il ruolo di patria putativa di questo prodotto, elemento confermato dalla sua presenza in piu di 20 Denominazioni di Origine Controllata regionali sulle 40 complessive. Qualche problema in piu sorge invece nel momento in cui si tenti di generalizzarne le caratteristiche organolettiche, ossia di creare un modello che possa avere una valenza per cosi dire universale. Pur avendo nella stragrande maggioranza dei casi origine da una zona relativamente circoscritta, la Toscana appunto, il Vin Santo rimane uno dei prodotti piu eterogenei e differenziati che esistano nel panorama enologico nazionale. La scelta delle uve da impiegare, le diverse tecniche utilizzate in fase di vinificazione, dall’appassimento dei grappoli al periodo di maturazione del vino, i diversi contenitori di invecchiamento danno infatti vita ad una gamma di prodotti estremamente vasta ed articolata. Secchi, dolci, meno dolci, consistenze piu o meno decise, rotondita al gusto non sempre raggiunte, sono tutti elementi che generano confusione al consumatore che vorrebbe capire meglio quale potrebbe essere una tipologia piu riconoscibile. Idee per impiegare il Vin Santo toscano quindi, non mancano: sta ai produttori, oggi, presentarlo in maniera piu identificabile al consumatore.



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27.07.2015 admin



Comments to «Illinois vin history europe»

  1. Joker writes:
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  2. BAKILI_QAQAS_KAYFDA writes:
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